La traduzione della teorica flessibilità del lavoro in una pratica precarietà dell'occupazione è l'espressione della evidente crisi di modelli, ritenuti fino a ieri stabili e rivelatisi attualmente inadeguati. Si impone la ricerca e la costruzione di alternative che infrangano una cristallizzazione ormai insopportabile e siano intrinsecamente evolutive.
La relazione tra il percorso formativo e la eventuale realizzazione personale nel lavoro appare oggigiorno più articolata di quanto fosse qualche anno fa e ci pone interrogativi ai quali i contributi presentati in questo numero offrono parziali risposte.
Una psicologa, una neolaureata traduttrice e una futura pediatra: esperienze diverse, declinate al femminile e inscritte in prospettive temporali differenti, ci illustrano la varietà di aspettative, i tentativi di trasferimento nella realtà, gli inevitabili bilanci, le delusioni e gli stimoli a rinnovarsi.
Dall'osservazione sull'influenza delle trasformazioni culturali e sociali nel tragitto evolutivo della formazione al lavoro, si passa alle considerazioni sulla ricerca del senso di concretezza di percorsi formativi che fanno sentire lo scricchiolio dei pilastri istituzionali, e si conclude con l'esigenza emergente di affiancare percorsi paralleli volontari, per compensare le deficienze della formazione strutturata.
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