Se si cura una malattia si vince o si perde.
Se si cura una persona...
vi garantisco che in quel caso si vince,
qualunque esito abbia la terapia.”
Hunter “Patch” Adams
E' questo che fa il clown-dottore: tenta di curare le persone, o meglio, la loro anima. E’ infatti ormai scientificamente dimostrato che la risata ha un effetto terapeutico, spesso in grado di rendere più rapido il percorso di guarigione.
Il clown, per definizione, non è altro che un buffone vestito in modo “audace”, cui è affidato il compito di divertire i suoi spettatori, puntando su scherzi innocui e, perché no, anche sul mettersi in ridicolo. Finché l'ambito rimane quello circense o teatrale, non dovrebbe risultare estremamente problematico, per dei professionisti della risata, suscitare ilarità in una platea ben predisposta.
Ma al clown-dottore spetta un compito ben più difficile: trasformare l'ambiente freddo degli ospedali (a volte anche alquanto fatiscenti) in mondi di fantasia, pieni di colori e di evasione. Non risulta strano immaginare che i destinatari d'eccezione della sua opera siano proprio i bambini, che, nonostante il loro soggiorno obbligato nei reparti di degenza, a viaggiare con la fantasia sono già naturalmente e abbondantemente predisposti.
La clownterapia, inoltre, ha effetti positivi su tutti gli altri attori del processo di care/cure: i parenti e gli amici del bambino, innanzitutto, ma anche il personale medico e paramedico. Tutti coloro dunque che non solo si trovano ad affrontare gli effetti indiretti della malattia, ma che hanno la facoltà di influenzare il bambino e l’ambiente che lo circonda. Il clown-dottore detronizza la figura del medico tradizionale: usa scarpe giganti e camici colorati, siringhe di gomma e fonendoscopi a spruzzo, per dare al bambino un potere pressoché illimitato. Inoltre il clown offre al bambino un diritto fondamentale, che nei reparti pediatrici gli è spesso necessariamente negato: il diritto al rifiuto.
Nonostante non possa dire “no” ai farmaci, ai prelievi e ai test a cui deve sottoporsi, il bambino può dire infatti dire “no” al clown. Il clown si immedesima nel bambino, con lui empatizza e simpatizza, diventa suo alleato: con l'aiuto del clown il bambino può tendere tranelli alla nonna, prendere in giro le infermiere, e incantare il papà con trucchi di magia. Dimenticando, anche solo per un ora, di essere “malato”.
Non basta tuttavia un naso rosso per essere un clown. E questo l'ho imparato a mie spese. Ho 21 anni, studio medicina e un giorno, chissà, potrei diventare una pediatra. Per cui quando mi è stato proposto di prendere parte al progetto “Clown-therapy: la corsia del sorriso” , in sperimentazione per quest'anno alla mia Università, ho accettato senza esitazioni, pensando di poter fare qualcosa di “bello”.
Tirando le somme posso dire che così è stato, anche se non è stato semplice. All'inizio mi risultava difficile lasciare a casa la mia vita nell'istante in cui entravo in reparto; man mano che andavo avanti la difficoltà che ho incontrato è stata un'altra: lasciare in reparto i suoi problemi quando tornavo a casa.
E' complicato affrontare il dolore altrui.
Ancora più complicato quando si tratta di bambini. Ma allo stesso modo è incredibile vedere, toccare con mano quanto coraggio, quanta forza e quanta vita abbiano dentro. Sono tanti i volti che ho incontrato e che dimenticherò, ma alcuni rimarranno per sempre con me. Come quello di Giovanni la piccola peste, che ha un grave problema metabolico, o di Andrea, 14 anni, rimasto cieco in seguito a un intervento, che adesso ha imparato il braille e lo insegna ai bambini dell'asilo. O ancora Fabiana, apprendista stilista, con la sindrome di Down, o Giacomo, che studia danza nonostante la bassa statura dovuta a un deficit di somatotropina.
Fare il clown-dottore mi ha dato la possibilità di conoscerli e di fare qualcosa per loro. Perché basta davvero un sorriso per distrarti, per cambiare colore a una giornata. Basta un “la” e la fantasia di un bambino può fare tutto il resto: basta infatti qualche palloncino modellabile per trasformare un letto di ospedale in un aeroplano, o in una nave spaziale, o ancora in un campo di combattimento, con tanto di soffici trincee di cuscini e bombe ad acqua quando possibile.
Un semplice trucco di magia può farti equiparare a un illusionista di fama mondiale, e un tubo di bolle di sapone può far entrare un arcobaleno anche nella stanza più buia.
Galileo disse “datemi una leva e vi solleverò il mondo”.
Se non si tratta d'altro che di trovare la leva più adatta chissà che una risata non sia, in questo caso, la soluzione giusta.
|