Sono alle soglie dell'ennesimo esame, con un misto di preoccupazione e voglia di incontrare J., per prendere appuntamento per il ricevimento. Non vedo l'ora di iniziare a scrivere la tesi, non vedo l'ora di chiudere questa parentesi universitaria. Questa specialistica mi ha deluso tanto, da svariati punti di vista.. l'offerta didattica è inesistente, stiamo semplicemente rifacendo la triennale, ma in modo più approssimativo e confuso. Altro che approfondire.
C'è chi si trova bene, certo. Mica possiamo pensarla tutti allo stesso modo :)
Mi ha intristito un po' (un po' tanto) il discorso che mi è stato fatto pochi mesi fa da una docente, colonna portante della nostra facoltà. Stavamo parlando un po' in generale dei corsi magistrali e Lei, con un sorriso un po' amaro, mi ha raccontato di anni e anni di studenti che Le sono passati davanti. Mi ha detto che è impressionante, sebbene apparentemente impercettibile, il cambiamento tra triennale e magistrale: i primi tre anni facciamo gruppo compatto, si studia assieme, si vive spalla a spalla, si superano esami assieme, e il successo dell'uno è gratificazione anche per l'altro; arrivati alla magistrale siamo intimamente soli.
Sì, soli. Perché entriamo inconsapevolmente (si spera) nell'ottica che il successo dell'altro mi lede, che quello che io faccio è solo gelosamente mio. Secondo Lei saremmo pronti alle peggiori bassezze gli uni contro gli altri.
Queste cose, nel passaggio tra triennale e magistrale, le ho viste, le ho (parzialmente) vissute.
Vorrei arrivare al giorno della laurea magistrale non solo con la consapevolezza di aver avuto una formazione didattica, di aver imparato ciò che i professori (alcuni) hanno provato a trasmettermi, di essere pronta al mondo del lavoro (per il quale, mi ostino a dire, questa magistrale non sono convinta serva poi molto!).
Vorrei arrivare a quel giorno sapendo di aver fatto sempre il possibile (nel mio piccolo) per aiutare anche i miei colleghi, e soprattutto di non aver mai fatto nulla per ledere anima viva.
Io e C. (chissà se lo ricorda ancora) al primo anno, parlando sulle scale della centrale, ci dichiarammo concordi sul fatto che le persone valgono più del resto, che i rapporti umani vengono prima degli esami.
Spero davvero che tante altre persone la pensino come quelle due fessacchiotte idealiste di diciott'anni.
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