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La successione degli articoli pubblicati in questo numero svela una continuità espositiva che impreziosisce il lavoro di ciascun autore.
Inizialmente si mette a fuoco la crisi che attualmente investe il lavoro: lo scollamento tra l'esigenza produttiva e la realizzazione personale che, allorché si inasprisce, esita nella disillusione e nell'esaurimento delle risorse interiori.
Il tentativo di recuperare l'entusiasmo perduto con tecniche di motivazione che realizzano un artificio – argomento del contributo successivo – proietta le aspettative dell'individuo fuori dalla realtà, esponendolo a rischi; così come la presunzione che un rito magico (come quelli di Harry Potter), amplificando le potenzialità personali, possa adattarle a smisurate pretese di efficienza. |
Più solida appare allora la lezione dei classici, esplorati nell'articolo conclusivo, che invitano all'osservazione attenta di sé per acquisire consapevolezza dei propri limiti e della propria grandezza, in un processo in cui si può incontrare temporaneamente il dolore, ma che conduce alla pienezza. Infatti, “le persone superficiali non entrano mai dentro se stesse, ma non vivono neanche bene, non valorizzano la gamma delle loro possibilità. Credono di vivere bene, perché vivono al basso, nel senso che c'è poca sofferenza in chi poco pretende.” (S. Natoli, Guida alla formazione del carattere, p.43, Morcelliana, Brescia, 2006).
Entusiasmo è En-Theòs, Dio dentro: la coscienza di una ispirazione divina che dall'intimo è il propulsore naturale e inesauribile delle nostre azioni.
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