Periodico dell'Associazione Culturale Interdisciplinare ALTANUR
  Reg. Tribunale di Napoli n.5164 del 7/12/2000







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NUMERO
55-56

gennaio - aprile 2010
anno X

Fantasia del vero
A. Scuotto
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Il mondo classico e noi
A. Confuorto
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La rimessa
M. Marotta
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Post Twilight Saga
S. Scuotto
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La memoria tra le immagini
A. Andria
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Istruzioni per gli Autori


Il mondo dei classici e noi
Annalaura Confuorto

Possiamo considerare il mondo classico come uno specchio che rimanda le nostre fattezze e ci permette di conoscerci, rivederci, riscoprirci. Il nostro riflesso in questo specchio è forse sbiadito, sfocato ma è comunque un riverbero che esprime il colore della nostra anima. Un’anima antica e intramontabile che si realizza nell’incontro apollineo - bacchico; un’anima racchiusa in una poesia di possesso, struggente e sofferta eppure equilibrata e armoniosa.

La storia è, per Vico, un susseguirsi di corsi e ricorsi, dunque anche noi partecipiamo, oltre la cortina del tempo, alla storia greca e latina ossia, per così dire, siamo “impastati di passato”-
Pensiamo al diritto romano, alla lingua, ai valori, alla letteratura ed alla filosofia che costituiscono ancora oggi le fondamenta del nostro bagaglio culturale. In ogni uomo del passato, così, è possibile incontrare un uomo del presente: un Filottete abbandonato con le ferite putride e fetide in ogni emarginato accovacciato sul ciglio della strada; una Alcesti in ogni donna che affronta la morte per difendere la propria famiglia; un Ettore fragile ma coraggioso in ogni soldato che parte per una difficile missione e saluta forse per l’ultima volta il tricolore.



Il mondo antico insomma è un paradigma esistenziale che perseguiamo più o meno consapevolmente. In questo prezioso patrimonio collettivo, l’eroismo, il sacrificio, la pietas, la morte sono sintetizzati con pennellate vivaci, dense di pathos, con immagini corpulente e a tinte forti diventando i “mirabili universali” vichiani. Atene non è solo la ma anche la palestra di ogni generazione passata, presente e futura. ”Solo il passato è in nostro vero possesso” diceva Petrarca; il poeta del Canzoniere intendeva infatti il passato non solo come memoria ma anche come obiettivo, progetto proiettato nei secoli futuri.

Il passato ci prende, ci trasporta con il suo fascino irrinunciabile, con la magia della callida iunctura, con l’avvolgente musicalità della metrica arcaica, portandoci tra l’erba fresca dei prati lucreziani, tra le onde dolci della spiagge greche, sulle coste rosse del sangue degli eroi di Maratona e Salamina, tra le urla dei guerrieri pronti a lanciarsi sul nemico per difendere la libertà della polis.
E forse guardando il cielo stellato penseremo che a quelle stelle anche i giovani greci e latini hanno confidato le loro paure più segrete…
E le strade di Pompei ed Ercolano non saranno più deserte nel loro ammasso di ruderi, ma percepiremo lo scalpitio dei cavalli sui ciottoli antichi, le “chiacchiere” delle donne romane, i giochi dei bambini.

Magari incontreremo un giovane innamorato deluso e vedremo Virgilio pensoso che cerca la solitudine di un luogo adatto alle sue meditazioni e Properzio che sospira per la sua amata.
Le “Humanae litterae” sono per tutti noi indispensabili, perché sviluppano e accrescono tutte le potenzialità dell’uomo, anzi mai come oggi in una società come la nostra, che sembra essere autosufficiente, la formazione dell’uomo è fondamentale e il dibattito su di esso è necessario. Occorre dunque un “Umanesimo della tecnica” in cui alla macchina e alla stessa scienza si affianchi l’uomo nella sua grandezza e nella sua miseria.
Non può esserci progresso vero senza humanitas. Lo studio del Latino e del Greco non ci offriranno un posto di lavoro , come dice Gramsci, ma certamente ci renderanno grandi uomini, dandoci le “regole di vita” e la “virtus”, ma soprattutto ci forniranno un’identità certa.

 





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