Da una forma nasce un’altra forma
Da un disegno un altro disegno
Da un’idea un’altra idea
In un costante divenire
Rompiamo il ritmo delle abitudini
Rubiamo un attimo dal nostro quotidiano
Il corpo dell’artista diviene corpo-sociale
terreno di esplorazione e di relazione
asse portante di un’estensione dell’esperienza di sé
sino a compiere un ritorno all’origine
senza uscire dal presente…
La performance ha avuto come punto nodale il famoso gioco con lo spago che tutti abbiamo fatto almeno una volta nella nostra vita e ha coinvolto pubblico e relatori, tornati bambini per qualche minuto.
Ma cos’è questo gioco? In cosa consiste? Cominciamo col dire che, in generale, viene detta “figura con stringa” un qualsiasi disegno prodotto con un pezzo di spago intarsiato tra le due mani con la tessitura di ricami vari tra dita e polsi.
Per poter giocare servono cinquanta centimetri di spago abbastanza sottile. Si gioca in due e serve un minimo di abilità nelle dita delle mani. Lo spago viene annodato ai due capi e viene “incastrato” tra le mani in un modo preciso che si tramanda da secoli. Il proprio compagno deve “prendere” lo spago dalle nostre mani e formare una figura diversa. A questo punto noi lo “riprendiamo” formando un’altra figura ancora e così via in un susseguirsi di forme i cui nomi variano da popolo a popolo, da regione a regione: culla, diamante, schiacciata, lettino, rete, caramella, ecc…
Nei paesi di lingua anglosassone il gioco è conosciuto come Cat's Cradle ossia culla del gatto.. Le origini di questa dicitura porebbero derivare da una forma id corruzione tra le parole inglesi di cratch-cradle, o manger cradle cioè culla mangiatoia. |
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Alcune versioni di questo gioco sono state trovate in popolazioni molto diverse e distanti, dalle zone Equatoriali a quelle Artiche. Ad esempio in Cina il Cat's Cradle è soprannominato Catch Cradle (acchiappa la culla); i russi, invece, lo chiamano semplicemente "il gioco della stringa". In Congo, il gioco del gatto mitiga, dicono, l'ardore del sole. Gli Eschimesi si servono della cordicella per tentare di imprigionarne i raggi. Essi lo chiamano anche “la Rete da Pesca” ed una loro leggenda narra che bisogna essere adulti per poterci giocare. Essi credono che se un giovane esquimese ha un incidente di pesca e si ferisce la colpa è solo del fatto che da bambino ha giocato alla culla del gatto. In Nuova Guinea, poi, una volta terminata la partita, genitori e bambini annodano lo spago intorno al tronco dell'igname (pianta tropicale i cui tuberi sono commestibili), pensando che il potere magico influirà sulla crescita della pianta. A Otavo, in Ecuador, i bambini si divertono ancora con questo gioco. Retaggio di una civiltà contadina in cui genitori e bambini giocavano ancora insieme tramandandosi,così, riti ancestrali, è purtroppo caduto in disuso in Europa, restando in voga nei paesi dove si adora il Sole come astro che dà la vita.
Probabilmente è uno tra i più antichi giochi dell'umanità. Pensate che gli esploratori ed antropologi di un tempo, prima di avventurarsi in luoghi lontani, portavano con sé un pezzo di spago per poter comunicare con più facilità con gli indigeni.
Alfred Wallace (1823-1913), naturalista, esploratore, geografo, antropologo e biologo, quando era in viaggio di scoperta in Borneo, pensava di appassionare e divertire i giovani Dyak con il gioco dello spago, ma rimase a sua volta molto sorpreso quando gli stessi indigeni dimostrarono di conoscere già il gioco mostrandogli figure che non conosceva.
Le figure con stringa sono state ampiamente studiate dagli antropologi fin dal 1880. Il primo libro conosciuto sul soggetto è “String Figures and How to Make Them” di Caroline Furness Jayne (1873 -1909).
Alcuni psicologi hanno perfino utilizzato il gioco con lo spago come modello per lo studio delle dinamiche di gruppo: l'immagine del gioco illustra il funzionamento del pensiero di gruppo, prestandosi perfettamente quale immagine che sintetizza la trasmissione del pensiero da un parlante a un successivo, la capacità di supporto a sempre nuovi atti di significazione e la possibilità di trasformazione.

Lalla Quintavalle è nata a Napoli nel 1971 e attualmente vive a Pozzuoli.
Si è specializzata in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha partecipato a numerosi incontri e Festival di performance in Italia e in Spagna. Nel 2002 ha fondato il gruppo “Joik” insieme nagli artisti: G.Battimiello, D.Di Martino, C.Guadagni, S.Sgueglia.
Bibliografia
http://ribel00it.blog.dada.net/post/295549/funicologia
http://www.kiwithecat.it/home.htm
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