Fissata ai muri delle nostre case, o chiusa nelle vetrine di un negozio, la maschera africana ha oggi perduto il suo significato originario trasformandosi in un semplice oggetto esanime e decorativo.
In realtà, le maschere sono ben più di ciò che di solito conosciamo di esse. La maschera è un artefatto che accompagnato dalla musica, dalla danza, dal ritmo incalzante di tamburi si trasforma in qualcosa che “vive”, animata da un’energia e da una forza soprannaturale.
Ma qual è il significato di queste maschere? Quali funzioni riveste la maschera nella cultura africana tradizionale?
Incerto l’etimo della parola, si ha traccia dell’origine del termine nell’antico alto tedesco e nel provenzale “masc”, stregonei.
Alcuni studiosi suggeriscono una derivazione dell’etimo dalla locuzione araba “maschara” o “mascharat”, buffonata, burla. Si è giunti, così, ad un processo di assimilazione all’interno del significante “maschera” sia dell’ aspetto primordiale di anima cattiva, sia di un aspetto più festoso e goliardico.
La maschera utilizzata sin dalla preistoria per rituali religiosi, rappresenta un efficace mezzo di comunicazione tra gli uomini e la divinità. Grazie alle testimonianze di alcune pitture rupestri ritrovate in Francia e in Africa meridionale, si viene a conoscenza che già durante il Paleolitico superiore le maschere erano associate a pratiche di magia omeopatica all’interno di danze antecedenti la caccia e a scopo propiziatorio. Nei riti agrari e di fertilità, inoltre, la maschera evoca momenti di rigenerazione cosmica e sociale per rivivere il tempo mitico in cui vennero insegnate all’uomo le tecniche agricole. Ma è frequente anche l’accostamento delle maschere a riti funerari, basti pensare alla pratica dell’imbalsamazione presso la civiltà egizia. L’utilizzo rituale della maschera è testimoniato anche da Virgilio quando in un passo delle “Georgiche” descrive le maschere utilizzate in onore di Bacco, come “ora horrenda”ii.

Il rapporto tra la maschera e la morte torna nuovamente e in maniera più accentuata nel mondo ellenistico e all’interno dei culti misterici romani. La maschera di Sileno, rappresentata negli affreschi della Villa dei misteri a Pompei, diviene simbolo per eccellenza della morte iniziatica.
Nei riti funebri la maschera è un elemento catalizzatore delle forze della natura che la morte ha disgregato, un modo per sancire la separazione dello spirito eterno dal corpo corruttibile. Presso alcune culture, danzatori mascherati accompagnano l’anima del defunto nel mondo degli spiriti, cosicchè non torni a fare del male ai vivi. L’Africa occidentale, abitata da popolazioni animiste, è particolarmente interessata a questo tipo di rituali legati alle maschere.
Nel mondo etnologico africano la maschera ha un significato complesso, misterioso e inestricabile. In Africa la maschera è lo strumento di un’apparizione ed è essa stessa apparizione. Può essere invocata per dare aiuto agli uomini o per esercitare giustizia, per punire o consigliare, ma più spesso compare per volontà propria e per trasmettere un messaggio da parte degli antenati delle tribù e degli spiriti o per fornire regole comportamentali della vita collettiva. Quasi sempre interviene nei riti di passaggio, di nascita, iniziazione e morte. Non va intesa come un banale travestimento con il quale si cerca di celare l’identità personale di chi la indossa. L’uomo mascherato non vuole spacciarsi per una divinità, ma è la divinità stessa che si manifesta attraverso di lui. Questo è possibile perché la maschera è a tutti gli effetti la materializzazione di uno spirito, di una creatura soprannaturaleiii. E’ il punto di incontro tra sacro e profano, uno strumento che permette di alienarsi dalle convenzioni spazio-temporali, al fine di proiettarsi all'interno di un mondoiv “altro”, divino, rituale. Grazie alla maschera, il divino entra temporaneamente nella quotidianità e l’invisibile si rende visibile ai nostri occhi.
Dato che gli esseri invisibili sono carichi di una forza troppo intensa per dimorare in una maschera, senza che quest’ultima diventi pericolosa, il ritorno al profano e alla vita quotidiana da parte di colui che l’ha indossata deve avvenire gradualmente e seguendo specifiche precauzioni.
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Lo spirito al quale la maschera fornisce il supporto materiale agisce come un’entità manifesta. Questo scopo viene raggiunto anche con l’ausilio di altri elementi rituali, come la musica, la danza, i colori delle pitture corporali oltre che i costumi.
La maschera assume, così, una connotazione magica che minaccia chiunque le stia vicinov. Essa può conferire grandi poteri a chi ha l’onore o l‘onere di indossarla; ma se usata al di fuori dei riti, il suo influsso magico può diventare malignovi.
Per meglio comprendere l’origine di questa potenza bisogna risalire alla costruzione materiale della maschera. |
Essa è intrisa di valori culturali, simbolici e ideologici, e poiché legata al mondo degli spiriti non può essere realizzata se non seguendo precisi e complessi rituali.
Nella maggior parte dei casi, la creazione di tali oggetti è un’arte che si tramanda di padre in figlio, insieme alla conoscenza dei valori simbolici e religiosi ad essa associati.
Quando ad esempio la maschera si distrugge o semplicemente si deteriora, se ne deve costruire una nuova. A questo punto se ne fa una copia in miniatura, che funge da rifugio provvisorio allo spirito della maschera. Successivamente lo spirito apparirà in sogno a colui che è designato come suo portatore, lo zo.
Lo zo, la cui identità è sconosciuta a tutti, nel momento in cui indossa la maschera si spoglia della sua identità e personalità, per assumere quella della maschera e diventare egli stesso spirito. Colui che indossa la maschera diventa una sorta di medium che consente alle persone del villaggio di dialogare con le proprie divinità, con gli antenati, con i defunti o con gli spiriti della natura.
Altra figura importante in questo rito iniziatico è lo scultore che realizza la maschera. Egli occupa un importante gradino religioso e sociale. Anche lo scultore, come lo zo, è un iniziato che ha il privilegio di condividere i terribili segreti che la maschera nasconde. Lo scultore lavorerà in gran segreto e seguirà le indicazione dello zo per la costruzione. La maschera, però. non può e non deve essere considerata come il prodotto del lavoro umano, al contrario, le si attribuisce un origine soprannaturale.
La realizzazione dell’oggetto considerato sacro è accompagnata da una cerimonia particolare in cui il divinatore chiede il consenso allo spirito dell’albero, dal quale verrà realizzato in un unico pezzo il modello.
Altra figura rilevante nell’ambito dell’apparizione in pubblico della maschera è lo gekie, una sorta di assistente che non lascia mai la maschera ed ha il compito di tradurre i suoi messaggi quando essa si esprime in una lingua incomprensibile e sconosciuta. Lo gekie si occupa altresì di raccogliere tutto ciò che la maschera lascia cadere durante la sua apparizione, affinchè non resti traccia del passaggio dello spirito sulla terra.
A coordinare tutte le attività connesse a queste cerimonie, è il capo delle maschere che presiede a tutte le apparizioni dello spirito. Proprio per il carattere spirituale della maschera, non tutti i membri della società possono indossarla. Spesso questo privilegio è riservato agli anziani o comunque alle persone di alto rango. Ciascuna di queste figure - zo, gekie, scultore, capi delle maschere – fa parte di una rete di gruppi iniziatici che si estende in varie regioni dell’Africa e che pervadono tutte le attività e la vita dei villaggi.
Nell’Africa occidentale esistono poi, le cosiddette “società segrete” che utilizzano il rituale della maschera per controllare e gestire l’ordine sociale, per deprimere comportamenti devianti e per tenere lontano gli spiriti malefici. Alcune società segrete, però, hanno deformato il significato originario delle maschere facendone uno strumento di pressione negli affari profani, costituendosi persino in violenti punitori. Il rituale della maschera è il momento in cui si catalizzano le paure ataviche di fronte ai fenomeni naturali che sfuggono al controllo dell’uomo o di fronte all’orrore della morte.
Il danzatore precipitando in una “trance estatica” è guidato dalla potenza della maschera in contesto sacrale e rivelatore del mistero e del senso eterno del creato. La maschera rappresenta, dunque, una scorciatoia verso il divino, l’irreale e il magico, una sorta di viatico in cui il soprannaturale irrompe nel reale.
Il ruolo più elevato che riveste la maschera resta, comunque, sempre quello di espressione dei miti di una società attraverso il rito.
Bibliografia
Enrico FUMAGALLI, Divinità in maschera. Articolo estratto da “Luoghi dell’infinito”n. 16 - anno III - febbraio 1999, p.63 (supplemento del quotidiano “Avvenire”).
“Maschera rituale”,Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008.
http://it.encarta.msn.com © 1997-2008 Microsoft Corporation.
http://it.wikipedia.org/wiki/Maschera
i Internet: http://it.wikipedia.org/wiki/Maschera
ii Internet: http://it.wikipedia.org/wiki/Maschera
iii Cfr. Enrico FUMAGALLI, Divinità in maschera. Articolo estratto da “Luoghi dell’ infinito”n. 16 - anno III - febbraio 1999, p.63 (supplemento del quotidiano “Avvenire”)
v4 Cfr. Enrico FUMAGALLI, Divinità in maschera. Articolo estratto da “Luoghi dell’ infinito”n. 16 - anno III - febbraio 1999, p.64 (supplemento del quotidiano “Avvenire”).
vi5 "Maschera rituale," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008
http://it.encarta.msn.com © 1997-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.

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