Periodico dell'Associazione Culturale Interdisciplinare ALTANUR
Reg. Tribunale di Napoli n.5164 del 7/12/2000







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NUMERO
43-45
gennaio-giugno 2008,
anno VIII


LeConnessioniInattese.it
A. Scuotto
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La comunicazione e i suoi messaggi occulti
C. Attena
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Informazione, formazione e potere politico
G. Piccolo
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Le bugie dello sviluppo
A. Iacuelli
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Le vie infinite dei rifiuti
M. Germano
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Ex-voto
M. Scognamiglio
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Come ce la raccontiamo
ArcoLario
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Alessandro Iacuelli
Le vie infinite dei rifiuti
- il sistema campano
Prefazione di Ermete Realacci – Rinascita edizioni – Roma - 2008
Recensione di Maria Germano

Partirò dalle ultime pagine del libro …
“…non è un disastro ambientale, ma un altro reato, che non è annoverato in nessun codice penale del mondo, non è previsto da nessuna legge, da nessun diritto: è un furto di futuro.”

Queste sono le amare parole di Alessandro Iacuelli alla fine del suo enorme lavoro di raccolta dati, di approfondimento di realtà giudiziarie, di pericolose riprese fatte con la telecamera occultata all’interno dell’auto. Sono le amare parole di un esperto, di un fisico che vede la sua terra bruciare dal di dentro, consumata dai mille fuochi criminali di rifiuti tossici sepolti nelle campagne malate che una volta erano “felix”. Le parole di un uomo cocciuto che viene “invitato” ad allontanarsi dal bordo di un campo, in cui ci sono strani sacchi rosa con scritte in tedesco e sacchi blu con scritte in polacco, da un ragazzetto che inizia con lui un dialogo che ha del surreale:

“Se non te ne vai di qua, tu e questa macchinetta, ti sparo appresso mentre ti inseguo. Chiaro?”
“Ma scusa, la strada non è pubblica?”
“La strada è nostra. Lo vedi il ferro [pistola N.d.R.]?” “Ah ok. Capito. Ciao!”
“Ciao cumpa’, attento all’incrocio che ci stanno gli stronzi che passano col rosso”.

“Le vie infinite dei rifiuti” è un’appassionante inchiesta giornalistica che lascia con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina e che, quando pensi che sia ormai conclusa, ti stupisce con un ultimo capitolo che non è più narrazione dei fatti ma GLOSSARIO contenente tutti i termini che in questi ultimi anni e, soprattutto, in questi ultimi due anni, “svolazzano” intorno a noi in un tragico balletto senza fine e riempiono i Tg, le pagine dei giornali e le bocche dei politici.
E a proposito di politici, qui nel Glossario preparato da Iacuelli non si confonde CDR con Ciclo dei Rifiuti bensì si dà la spiegazione tecnica precisa: CDR = acronimo di Combustibile Derivato dai Rifiuti. E’ un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi denominati ecoballe. Anche se è derivato da rifiuti urbani, è classificato come rifiuto speciale.
Nel glossario il CDR è in buona compagnia con DIOSSINE, FLUFF, PCB, RSU, TCDD (per intenderci la sostanza dell’incidente di Seveso del 1976) e non ultima GIROBOLLA = tecnica di falsificazione della documentazione che accompagna i trasporti di rifiuti. Durante il passaggio in un’azienda intermedia, tra il produttore di rifiuti e lo smaltitore, le bolle di accompagnamento dei rifiuti vengono riscritte, declassando i materiali da tossico-nocivi ad innocui.

Ma torniamo all’inchiesta di Alessandro che si dipana attraverso gli anni dal 2004 fino ad oggi in un crescendo di consapevolezza, di comprensione di meccanismi e alleanze criminali tra Napoli e il Nord Italia, tra la Campania e l’Italia, tra l’Italia e la Nigeria, la Cina, la Romania, il Senegal, il Ghana.
Si parte da una discarica di La Spezia e, in un susseguirsi di colpi di scena degni di un film thriller, si arriva quasi in tutto il mondo passando attraverso tonnellate di rifiuti elettronici scomparsi nel nulla, rifiuti speciali che si sciolgono nei corsi d’acqua sia della Campania sia dei paesi “in via di sviluppo”, montagne di pericolosissimo fluff, derivante dalla rottamazione delle auto, bruciato sotto cumuli di stracci nelle campagne coltivate a frutta e verdura e perfino concentrati di sostanze chimiche tossiche e altamente nocive mascherate in container che partono dal porto di Napoli come “beneficenza”.

C’è proprio tutto! Tutto quello che si può immaginare e tutto quello che non avremmo mai potuto immaginare, documentato e spiegato con nomi, date e numeri di protocollo di verbali giudiziari.
C’è tutta l’Italia nel libro inchiesta di Iacuelli, un’Italia che vede sotto i suoi occhi una quantità indescrivibile di illeciti non perseguiti, in una totale assenza di rilevazioni da parte delle istituzioni e nella totale indifferenza dei cittadini.

Nell’interessantissimo capitolo dal titolo: Il problema culturale e la classe dirigente, poi, realtà e letteratura si fondono attraverso le parole del grande scrittore Italo Calvino con la citazione di passi opportunamente scelti e terribilmente profetici da “Le città invisibili”.
Ne citiamo un piccolo pezzo:
“Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d’ieri aspettano lo spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiale d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove (…) Dove portino ogni giorno il loro carico gòli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori dalla città, certo; ma ogni anno la città si espande… (…) Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula…”

Parole profetiche e terribili quelle di Calvino, ma Alessandro Iacuelli non si crogiola nello sconforto e nel capitolo successivo dal titolo: “Esistono soluzioni?” traccia alcune interessanti e realistiche strade da percorrere per risolvere il problema avvertendo che non saranno gli inceneritori a sanare la situazione, ma un vero ciclo integrato dei rifiuti che non generi altre scorie da stoccare, altre discariche pericolose e, soprattutto, polveri sottili nell’aria, le famigerate PM 2.5, PM 1 e PM 0.1 cioè le particelle con diametro medio inferiore ai 10 micron che la legislazione attuale non contempla ancora. Sono proprio queste particelle, diffuse nell’aria come un aerosol dagli inceneritori, ad essere, invece, le più pericolose grazie alla loro capacità di penetrare nei tessuti dei nostri organi, nel nucleo delle nostre cellule senza ledere la membrana che le avvolge.

L’attuale vuoto legislativo ci tutela dalle PM10 ma non dalle PM 0.1 !!! A norma di legge l’aria è pulita mentre in realtà dagli inceneritori viene diffuso il microscopico aerosol su cui sono ancora in corso studi medici…
Le strade percorribili per risolvere la situazione sono diverse e utilizzano tecnologie che sono attualmente ancora da migliorare con un minimo sforzo di ricerca un po’ più mirato; oppure c’è il modello San Francisco che sta perseguendo una tipologia di gestione che mira a raggiungere i “rifiuti zero” entro il 2020, un modello che recupera e riutilizza le merci cercando altresì di ridurre e recuperare gli imballaggi che, senza alcun consumo, sono già rifiuto “a priori”.
Basterebbe, ad esempio, trasportare le merci imballate e rinviare l’imballaggio alle fabbriche per il riutilizzo e, infine, osserva Iacuelli, l’importanza della raccolta differenziata che consentirebbe di inviare in discarica solo un 30% di materiali inerti e non velenosi. La soluzione è, dunque, fatta di tante piccole sfaccettature che devono essere messe insieme da politica, tecnologia, legislazione e scienza. Un bel problema!

Il libro termina ai giorni nostri con gli ultimi arresti, le ultime inchieste, gli ultimi roghi di rifiuti tossici e l’avvertimento a tutti gli italiani, nessuno escluso, che discariche senza controllo stanno espandendosi nel Lazio, in Calabria, in Puglia, nel Molise, in Basilicata, in Veneto …
“E’ l’effetto dell’usa e getta: oggi la Campania, domani tutto il resto”

 

 




 

 

 

 



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