La frontiera della nostra conoscenza è il limite che separa ciò che conosciamo da quello che ci è ignoto, e se desideriamo spingerci oltre questa frontiera, è indispensabile riconoscerla: in altre parole, se non so di non sapere, non potrò ampliare la mia conoscenza.
Ma conoscere è un'opera di acquisizione o un processo creativo?
Inoltrandoci in un territorio già ispezionato da altri, possiamo soltanto confermare o confutare le impressioni riportate ed esprimere un parere critico, ma non ci avventuriamo nell'ignoto. Allorché la nostra indagine è autonoma e condotta senza pregiudizio, essa può soddisfare l'aspettativa di novità.
Ecco dunque che entrare in rapporto con la conoscenza significa sconvolgere le consuetudini e favorire il mutamento con la freschezza dell'innovazione.
Liberarsi di schemi preordinati permette di operare scelte libere e può dare più spazio all'originalità individuale, sollecitando la realizzazione di connessioni inattese.
Questo percorso controcorrente viene definito eresia da chi, intrappolato nel flusso convenzionale, teme il sovvertimento di posizioni consolidate e si dispone a difesa dell'abitudine; è invece una occasione di sviluppo per chi desidera attuare pienamente le proprie potenzialità e cogliere questa opportunità implica l'autonomia della scelta (dal greco aìresis).
La disponibilità al cambiamento è una necessità, e perché il cambiamento avvenga occorre assumere la responsabilità della decisione. Il progetto che l'associazione Altanur porta avanti è quello di agevolare la realizzazione di eresie che, nel momento in cui diventano ortodossie, siano a loro volta sottoposte all'attacco di nuove eresie, in un inarrestabile progresso.
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